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martedì 17 aprile 2018

Le aziende sempre più esposte alla velocità dei social media

Starbucks: l'ultimo esempio di come le aziende siano sempre più   sensibili alla velocità e al giudizio dei social.  Le ricadute possono essere   immediate: sull'immagine del brand , sulla riorganizzazione  dei processi di comunicazione interna ed esterna per finire, nei casi più gravi e non gestiti,  sui risultati di vendita e sulle quotazioni di borsa.
Protagonista di questa ennesima storia è un  punto vendita Starbucks  di Philadelphia. qui riporto la notizia pubblicata sul sito ansa.it

"Starbucks nella bufera per l'arresto senza apparente motivo di due afroamericani in un suo caffè di Philadelphia. A chiamare la polizia un dipendente del locale, irritato dal fatto che i due giovani non ordinavano nulla e, invitati ad uscire, si sono rifiutati. La scena, con i due giovani ammanettati dagli agenti e portati via, è stata ripresa con i telefonini da molti avventori e ha scatenato un'ondata di proteste da parte delle associazioni per la difesa dei diritti civili e di tanta gente comune, soprattutto dopo che il video è diventato virale sulla rete e sui social media. L'accusa imbarazzante è quella di "discriminazione" e comportamento "razzista", tanto che il Ceo di Starbucks, Kevin Johnson, è stato costretto a pubblicare una lettera di scuse definendo l'episodio "riprovevole": "Faremo di tutto - ha affermato - perchè nei nostri locali episodi del genere non avvengano mai più". "

E' bastato il post su facebook di Melissa DePino  e di Lauren D'Andrea per scatenare il social tam tam e le accuse a Starbucks di razzismo.






Ecco il video di scuse del Ceo di Starbucks . Promette di cambiare le procedure e la formazione per i team dei negozi affinchè queste cose non possano più accadere in futuro.
Quante aziende italiane con reti di negozi sul territorio sono esposte a questi rischi ? Quante hanno delle policy a prova di social ? Chi si deve occupare di questi aspetti ? Il Direttore Risorse umane, il Direttore Retail o chi altro  ?  I social avanzano,  molti manager discutono nei loro silos e sempre più   Ceo continuano a scusarsi.



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