Il Corriere della Sera ha pubblicato il 9 marzo 2019 un articolo sull'ennesimo algoritmo in grado di riconoscere le emozioni delle persone attraverso tecnologie di riconoscimento delle espressioni facciali. L'Europa pare impedisca l'applicazione di queste tecnologie mentre la Cina ha iniziato a sperimentarle. Provo ad immaginare una possibile applicazione di questa tecnologia in ambito retail: Il cliente arriva in un grande magazzino, le telecamere lo inquadrano e lo scannerizzano, viene classificato come persona triste. Il cliente (uomo) sta cercando dei jeans ma l'algoritmo comanda gli accessi e chiude le porte al reparto uomo e costringe il povero cliente ad un percorso obbligato che lo parta al reparto cosmesi. Una volta imboccato forzatamente il corridoio dove si trovano profumi, dopo barba, etc etc improvvisamente esce dagli scaffali un monitor che veicola l'offerta del momento: pacchetto di fazzolettini Zinex con sconto 30%. Le telecamere continuano a scannerizzare e la classificazione passa da triste ad arrabbiato. L'algoritmo a questo punto cerca di indirizzare il cliente al reparto camomille ma il cliente è talmente arrabbiato che saltando le diverse barriere e casse comprese se ne va urlando parole indicibili. Le telecamere seguono il cliente fino all'uscita, l'algoritmo cambia nuovamente classificazione: CLIENTE INFEDELE.
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