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Canva attenzione all'omologazione della comunicazione

Ebbene sì, lo ammetto: anch'io mi affido a Canva, uno strumento straordinario di grafica, incredibilmente adatto per chi, come me, non è un grafico di professione. Questa piattaforma rende semplicissima la creazione di presentazioni, post, biglietti da visita e siti web, il tutto a portata di clic. Ora, con l'integrazione dell'intelligenza artificiale, Canva si è superato, offrendo la possibilità di generare immagini inedite con Dall-E e di esplorare diverse varianti di testo secondo vari stili. È diventato un vero e proprio concentrato di soluzioni innovative, un temibile rivale per i professionisti del settore grafico. La democratizzazione apportata dall'innovazione tecnologica, esemplificata egregiamente da Canva, porta con sé costi non trascurabili. Uno tra questi è l'impennata di contenuti grafici e, più in generale, la crescita esponenziale dei contenuti, che contribuisce alla creazione di un "rumore di fondo" sempre più pervasivo. Questo rumore di fondo, in effetti, è diventato la piaga delle piattaforme social. Scorrendo i feed di diverse piattaforme, da LinkedIn a Instagram, passando per Facebook e altre, si nota un'omogeneità grafica sorprendente. Molti post sono immediatamente riconoscibili come prodotti di piattaforme come Canva, il che rivela non solo la loro velocità di creazione e la conformità alle linee guida del brand, configurabili sulla piattaforma, ma anche l'automazione nella programmazione delle pubblicazioni. Tutto ciò è senza dubbio affascinante, ma a volte a scapito dell'autenticità. Si perde di vista l'obiettivo principale: quello di trasmettere un messaggio significativo, unico e riconoscibile. Esiste il rischio che l'attività di creazione di contenuti si riduca a un mero compito da spuntare, privo di quella scintilla creativa che dovrebbe caratterizzarlo. Smentitemi, vi prego!

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